Reportage

Novarese – LA TERRA DEGLI AIRONI

Campi lunghissimi cinematografici dove il riso cresce rigoglioso tra il verde delle risaie mature. Geometrie di grano color giallo oro accanto ad aie assolate di antiche cascine. E sagome di bianchissimi aironi che si alzano nel cielo all’improvviso, davanti alla cerchia delle Alpi con la sua base d’azzurro intenso e al massiccio del Monte Rosa che sembra così vicino da poterlo toccare. 

Novarese, popoli di origine celtica hanno abitato questo territorio, cuore di un antico mondo contadino, perduto ma non del tutto,che sopravvive...

“La risaia è piena di silenzio. Ma nel silenzio la pianura parla con la sua voce che viene da lontano. Oratori antichi e cappellette votive appaiono agli incroci, fra prati verdeggianti e distese di grano. Dentro, fra muri di mattoni beccati dai passeri v’è l’arte campagnola di secoli, con la storia di miracoli raccontata in affresco, dove la povera gente veniva a pregare.” (Dante Graziosi. La terra degli aironi).

Una carrellata in punta di penna che raccoglie i ricordi di Dante Graziosi, scrittore novarese, ma prima di tutto veterinario, il “medico degli animali”, come amava definirsi, in un territorio di risaie e cascinali durante gli anni della Guerra, quando gli uomini potevano anche ammalarsi, ma gli animali no. Graziosi ci invita a riscoprire un paesaggio novarese inedito. È appena fuori porta e ha un’anima. Basta uscire dal capoluogo, girovagando lenti per le piccole strade, dove la città prende le forme della campagna e l’asfalto si fa sterrato senza che ce n’accorgiamo, tra piccoli borghi di collina e pianura, stalle e piazze, cielo e boschi, tra i casseri di fieno e le aie assolate delle grandi cascine quadrate, che ripetono le forme delle abbadie del sistema curtense, con vasti cortili racchiusi sui quattro lati da vari edifici, dove il cotto prende i riflessi del rame quando il sole batte senza dar tregua. Accanto, la terra accoglie ogni primavera un mare di acqua dolce, confinato dalle strade poderali che uniscono una miriade di case sparse, bianche con le tegole rosse, come un intrico di ragnatela. Poi, per chilometri solo cielo, prati, argini e sagome di aironi, fermi come soprammobili in attesa di una buona rana. Si può seguire il profilo del Monte Rosa, costeggiando campi e rogge tra Sesia, Agogna e Ticino, o percorrendo acciottolati erbosi ombreggiati dai filari dei pioppi e delle vigne da cui nascono saporosi vini, in una prospettiva che si perde tra il ritmo perfetto di luci e ombre. Ci si può addentrare tra gli argini che trattengono l’acqua o in mezzo ai campi di granturco, dove le spighe piegano il collo sotto il peso dei loro chicchi, mentre antichi castelli degli Sforza, che qui coltivavano il riso e il gelso per il baco da seta, si fanno notare sui colli, incuranti degli acciacchi del tempo e del degrado per l’abbandono.

Novarese, popoli di origine celtica hanno abitato questo territorio, cuore di un antico mondo contadino, perduto ma non del tutto,che sopravvive...
Parco del Ticino. Cameri

Silenziosi percorsi rurali seguono antichi tracciati ove, nei vecchi casolari, oggi dimenticati dal mondo e talvolta rimasti senza tetto, viandanti e pellegrini cercavano ristoro, fermandosi a pregare in piccole cappelle, esternamente modeste, ma vestite, nelle loro pareti interne, di affreschi dai colori brillanti che raccontano in modo semplice le storie sacre, poiché l’immagine era la scrittura degli analfabeti, secondo quanto predicava San Gregorio Magno ai tempi dell’Alto Medioevo. Popoli di origine celtica hanno abitato questo territorio, cuore di un antico mondo contadino, perduto ma non del tutto, che sopravvive grazie al lavoro di tutti coloro che, con l’aiuto di macchinari nuovi, ma con l’orgoglio e la passione di un tempo, lavorano i prodotti della tradizione ai giorni nostri, ma che sanno di buono come allora, diventando testimoni di una civiltà che rischia di perdere i segni della sua storia ma non la sua anima.

 

STORIE DI PROVINCIA IN UN NOVARESE INSOLITO

SERPI E FAGIOLI NELLA BADIA DI DULZAGO

Nella Badia di Dulzago, posta accanto al fiume Terdoppio, all’interno del  comune di Bellinzago Novarese, si insegna ai bambini che essere fedeli alle tradizioni è cosa a dir poco importante. Si racconta, infatti, leggenda o verità che, l’unico anno in cui, dal Seicento, non ha avuto luogo il rito della fagiolata, in occasione della festa di San Giulio, la Badia si sia riempita di serpi. Ma niente paura: ora non se ne trovano più, perché da quel giorno, alla fine di gennaio, il cortile dell’antico chiostro dell’abbazia, fondata nell’XI secolo dai canonici di S.Agostino e successivamente trasformata in centro agricolo, viene allestito con tanti pentoloni per onorare questa tradizione che ha origini nel Seicento, quando un vescovo decise di offrire ristoro con pane e fagioli ai pellegrini giunti dal circondario per seguire le celebrazioni liturgiche durante la festa di San Giulio. Oggi il rito abbina l’aspetto religioso a quello popolare e, nell’occasione, gli abitanti della Badia vendono i loro prodotti, in particolare i cesti di vimini, intrecciati all’interno di un caseggiato che affaccia sull’antico chiostro, ove i cestai insegnano quest’arte ogni venerdì sera d’inverno, in cambio di una bottiglia di vino. Durante le estati, le finestre dello stesso caseggiato sono lasciate aperte, per consentire alle rondini di fare il nido, mentre tra galline che scorrazzano e file di oche starnazzanti, accanto alle porcilaie nel lato sul della Badia, si trova un sarcofago romano, adibito ad abbeveratoio fino a pochi decenni fa. Il complesso sorge, infatti, su un importante snodo di passaggio di età romana e, come ci insegna la storia di Roma, non bisogna mai sottovalutare le oche!

LA CANDELA DEI MUGNAI

Immerso nel verde della Valle del Ticino, nel comune di Bellinzago Novarese, si trova un antico mulino, del 1484, ancora funzionante grazie alle acque della Roggia Molinara, così chiamata perché anticamente azionava ben sette mulini. Il Mulino Vecchio, che conserva nella sala macine tutti gli attrezzi originari utilizzati per macinare, era inizialmente della famiglia Sforza e venne riscattato nel Settecento dalla comunità di Bellinzago. In quel periodo fare il mugnaio era un mestiere che rendeva bene e i mugnai della comunità facevano a gara per accaparrarsene l’appalto. La trattativa era una vera e propria asta che iniziava accendendo una candela e finiva quando questa si spegneva. L’ultimo offerente, fattosi avanti un attimo prima che la fiamma si esaurisse, si aggiudicava la concessione del mulino.

TICINO PANE E VINO

In quel di Oleggio si dice così, anche se il paese mantiene il primato nel territorio italiano in quanto a produttori di miele e certo non vuole mollare il titolo, incentivando la produzione locale attraverso la piantumazione di fiori e alberi melliferi. Ma gli oleggesi non possono rinnegare che i loro avi si fregavano le mani facendo affari d’oro non certo grazie all’operato delle api. Il paese, infatti, sorto sulle sponde del Ticino, gode di una posizione strategica ed era un punto di passaggio obbligato già in epoca medievale, quando transitavano i blocchi di marmo di Candoglia diretti alla fabbrica del Duomo di Milano, poiché proprio dal ponte di ferro di Oleggio inizia il naviglio grande che giunge fino al capoluogo lombardo. A Oleggio a quei tempi si pagava il dazio e ciò grazie a una Permissione Viscontea datata 1447, di cui resta la pergamena, nella quale i Visconti di Milano concedevano agli oleggesi anche il permesso di ridar vita al tradizionale mercato del lunedì e a quello del bestiame, il più fervido del Piemonte fino agli Anni Novanta. Oleggio, infatti, era terra ricca e non a caso la Chiesa aveva commissionato, nel 976, la Basilica di San Michele Arcangelo, la più antica a livello territoriale. Grazie al commercio della seta e della filanda, nell’Ottocento si era poi costituito il Distretto dei Busti e Corsetti e Costumi da bagno: un po’ di mondanità in quel paese contadino, non esente neppure dal gossip: lo spartito di O sole mio, conservato nel Museo Etnografico di Oleggio, è stato dedicato a una certa Nina, immaginiamo donna di gran fascino, oleggese doc!

UNA CAMERA DA LETTO NUOVA

Agli inizi del Novecento dalla stazione di Cureggio partivano le cipolle bionde nelle casse e nei sacchi di cotone, rigorosamente timbrati con il marchio della stazione del paese, simbolo di garanzia, per arrivare sulle tavole della buona borghesia che si poteva permettere un ortaggio più caro ma certamente più buono. I produttori di oggi riportano ancora le parole della signora Gilda, abitante negli anni Venti della Cascina Enea di Cureggio, la quale raccontava con orgoglio di quando si era comprata “una camera da letto nuova” coi proventi delle vendite delle sue cipolle. Oggi la stazione di Cureggio è vuota e abbandonata e i treni sono stati sostituiti da un servizio di pullman. Anche la coltivazione della cipolla era andata scomparendo con l’abbandono dei campi e il diffondersi delle industrie, rimanendo solo negli orti degli anziani. Nel 2013 però, una studentessa americana, laureanda all’università di Slowfood a Pollenzo, la scelse come tema della sua tesi di laurea, ottenendo un inatteso riscontro mediatico, grazie al quale ritornò in auge la cipolla bionda di Cureggio e Fontaneto –  unici due paesi dove è consentito coltivarla – diventando il primo Presidio Slowfood della provincia di Novara, con ventisei piccoli produttori ufficiali e un limite di produzione stabilito.

OCCHIO ALL’ETICHETTA!

D’ora in poi al supermercato aguzzeremo la vista. Chi ha in mente di cucinare un buon piatto di risotto con un riso di qualità Carnaroli, la migliore in Italia, si ricordi che, se sulla confezione non c’è scritto “classico”, all’interno non vi è il vero riso Carnaroli. Il segreto ci viene svelato dal Signor Fabrizio, titolare dell’azienda agricola Rizzotti, che da sette generazioni coltiva il riso a Vespolate, nella Bassa Novarese. Al cancello di Cascina Fornace, sede dell’azienda, viene ad accoglierci un simpatico cagnetto nero di nome Risotto. “Non potevo che chiamarlo così!” ci dice con una risata il Signor Fabrizio che, insieme al figlio Luca, porta avanti il lavoro di famiglia, unendo la tradizione all’innovazione e soprattutto abbinando la qualità al territorio, affinché un prodotto sia nel tempo immediatamente ricollegato alla sua terra di produzione. Per far ciò, ci spiega, è necessario produrre un riso di eccellenza e all’inizio della sua “carriera”, i vecchi risieri, cioè gli addetti alla lavorazione, gli avevano fatto notare che il riso prodotto nella sua azienda era di un colore non uniforme ed era pieno di microfratture: ogni chicco avrebbe avuto quindi un tempo di cottura differente e avrebbe assorbito il condimento in modo non omogeneo, andando a inficiare sulla buona riuscita di un piatto di risotto. Mentre ci racconta questo aneddoto però, ci mostra fiero i chicchi prodotti oggi: perfettamente bianchi, grazie a un lettore ottico di ultima generazione, e senza microfratture, merito invece di tre macchinari degli inizi del Novecento, recuperati nelle riserie abbandonate e rimessi a nuovo, poiché ai giorni nostri le aziende producono macchinari che lavorano tutti i tipi di i cereali e non sono quindi specifiche per il riso.Ciò fa perdere in qualità; fatto che però non era sfuggito ai vecchi risieri. Oltre agli antichi macchinari, Rizzotti ha voluto recuperare le tradizioni di un tempo, producendo due particolarità di riso Carnaroli: il Magnus, “quello che si regalava a Natale negli anni Cinquanta-Sessanta”, utilizzando solamente i chicchi più grandi della spiga, cioè gli ultimi tre (immaginiamo quante spighe siano necessarie per confezionare un pacco di riso) e il riso di Razza 77, che prende il nome dall’area di coltivazione e che si cucinava alla domenica nelle zone della Bassa, dove fu coltivato fino agli anni Settanta. Oggi è prodotto dai cosiddetti “risicoltori di razza”, tra cui lo stesso Rizzotti e il Signor Domenico Bernascone, che incontriamo nell’aia di Cascina Caccia.

LE MONDINE DI CASCINA CACCIA

In prossimità del fiume Agogna, nel comune di Borgolavezzaro, rimane la vecchia cascina dei Conti Caccia, un edificio “a corte chiusa” risalente al  XVI secolo. Si conservano ancora le stalle settecentesche, coperte dalle volte a botte sostenute da possenti colonne in pietra, con la finestrella da cui il fattore poteva controllare gli animali durante la notte e una sala macine con gli attrezzi originari utilizzati per lavorare il riso, dapprima attraverso la pista, in cui dei pistoni in legno pestavano il riso entrando in fori, ora tamponati nel pavimento in pietra, sostituita nell’Ottocento dalla grolla a ruota singola. “Sono arrivato in questa cascina quando ero un ragazzino e mio nonno coltivava il riso” ci racconta il Signor Domenico. “Oggi è tutto meccanizzato e le mondine non si troverebbero più!” continua, mostrandoci l’antico dormitorio ove riposavano le giovani donne dopo il duro lavoro in risaia: un immenso salone diviso da archi a sesto acuto, tra cui sono ancora visibili alcune brande e oggetti personali delle mondine. “Il riso è una pianta incredibile”, spiega. “Ha la capacità di adattarsi a suoli e condizioni diverse ed è indistruttibile: per questo è il cereale più coltivato al mondo. Ma soprattutto è capace di stupire ogni agricoltore e annate che parevano pessime si sono poi rivelate tra le migliori. Mio nonno diceva infatti che, nella coltivazione del riso, l’annata dura un anno!”.

UN TESORO ANCORA NASCOSTO

La provincia novarese è una terra davvero colma di ricchezze, che stupisce il visitatore, proprio come la pianta del riso non smette di stupire chi la coltiva. In ogni posto è possibile incantarsi, davanti alla semplicità di un paesaggio o alla complessità delle volte che reggono una cupola, come quella di San Gaudenzio a Novara, progettata dall’Antonelli e che rimane la più alta cupola al mondo realizzata completamente in mattoni. Un territorio di tradizioni, di sapori e di tesori. Uno però è ancora da scoprire. È quello appartenente a Ludovico il Moro, nascosto da Leonardo da Vinci, dopo che il Duca fu catturato dai francesi, sotto un mattone del Castello Visconteo-Sforzesco di Galliate. Esattamente sotto l’unico mattone diverso da tutti gli altri. Nessuno l’ha mai trovato ma, si sa, la fortuna aiuta di audaci…

BUONI COME UNA VOLTA

Ciò che spinge i produttori di oggi a continuare la tradizione di un prodotto legato al territorio è senza dubbio la passione. Quella che, da oltre 140 anni, scorre nelle vene della famiglia Baruffaldi di Castellazzo Novarese. Ne è l’erede il Signor Paolo. Per lui fare gorgonzola è un’arte di gesti antichi e mani sapienti, le stesse che preparano nella sua azienda anche un delizioso mascarpone, fatto come una volta. Accanto alla Basilica di San Gaudenzio a Novara, “seguendo il profumo dei biscotti”, come dicono in negozio, si arriva in Vicolo Monte Ariolo, dove l’insegna storica del Biscottificio Camporelli – dal 1852 – ci invita a entrare nel mondo dei golosi, in cui si vendono, tra le tante leccornie, “Il Pane di San Gaudenzio” e i famosi “Biscottini di Novara”, preparati dalle monache della città già dal Cinquecento, mentre nella Pasticceria Agabio a Borgomanero, il Signor Livio sforna da ben 46 anni le “Ossa da Mordere” e i “Brutti ma Buoni”, deliziosi dolcetti senza glutine né grassi, chiamati così per il loro aspetto rustico, secondo una ricetta del 1869 dell’antica Pasticceria Viganotti di Borgomanero.

LA COLLINA DEL CANTO DEGLI UCCELLI

Nel borgo di Suno, importante centro in epoca romana posto sulla Via Settimia, si trova un luogo affascinante: il MötZiflon, nome dialettale che significa “collina del canto degli uccelli”. “Mio nonno se ne innamorò e decise di vendere tutti gli animali per acquistarla e fare il vignaiolo. “Sei matto!” Gli diceva mia nonna, perché ai tempi le mucche rendevano bene”. Inizia così a raccontarci la storia della sua azienda il Signor Francesco Brigatti, che continua da tre generazioni la tradizione vinicola, nata nei primi del Novecento per volere del nonno, di cui rimane un ceppo della prima vigna: un Nebbiolo di 90 anni, estirpato poiché divenuto improduttivo ed esposto come cimelio accanto a bottiglie di vecchia data, tra cui il primo MötZiflon, nome dato dal nonno a quello che è diventato il vino storico della cantina. Oggi i vigneti si distendono su tre diverse colline, dove il Signor Francesco coltiva solo vitigni autoctoni, esportando nel mondo le peculiarità del suo vino.

UNA BIRRA D’ANNATA

Il novarese è da secoli terra di vini, ma anche di birra. Se Gianni e Maurizio del Birrificio la Tresca di Baraggia volessero considerarsi diretti discendenti di birrai Celti vissuti in quelle zone, non potremmo biasimarli. In quel territorio la birra affonda le origini in tempi impensati. Nel Museo Etnografico di Oleggio ne è conservata una d’annata, risalente al V secolo a.C.: la più antica attestazione di resti di birra in Europa. Ne rimangono le tracce in una coppa, rinvenuta durante gli scavi nella necropoli di Pombia, all’interno di una tomba, quale offerta al defunto per consentire il consumo della bevanda anche nell’aldilà, poiché l’ebrezza nel mondo celtico era considerata una condizione di estasi e di contatto con il mondo dei morti. 

IL TAPULONE 

Gli amanti di asini e cavalli non onoreranno la tavola, ma a Borgomanero il tapulone è il piatto d’eccellenza della tradizione. Intreccerebbe le sue origini addirittura con la fondazione della città avvenuta, secondo la leggenda, a opera di tredici pellegrini che, di ritorno dall’isola di San Giulio a Orta, furono costretti a fermarsi lungo le sponde del torrente Agogna, poiché il loro carro si ruppe in un incidente, durante il quale si azzoppò anche il vecchio asino che lo trainava. A nulla valsero le cure prestate al povero somarello che non riuscì più ad alzarsi. Così i pellegrini, capitanati dal saggio Burbanè, nome dialettale di Borgomanero, decisero di cibarsi con la sua carne un po’ stagionata, cotta a fuoco lento dopo essere stata grossolanamente sminuzzata dalla signora Sabèta, involontariamente la prima cuoca del tapulone. Per tutelare il “Tapulone di Borgomanero”, nel 2003 un gruppo di Borgomanieresi costituirono l’Antica Cosurtarija dal Tapulon, con sede presso la Trattoria del Ciclista di Via Rosmini 34, approvando la ricetta originale, alla quale è stata attribuita la denominazione comunale di piatto tipico della città. Per cui, cari chef, dilettanti o stellati, non inventatevi strani abbinamenti: il vero tapulone si cucina seguendo una sola ricetta. Tutto il resto è fantasia. Non per niente, lungo il celebre Muretto di Alassio, il logo col ciuchino sta accanto a piastrelle firmate da personaggi famosi e, ovviamente, non sfigura!

Ricetta del “Tapulone di Borgomanero” approvata dall’Antica Cunsurtaria dal Tapulon

Ingredienti per 4 persone: 1 kg di polpa d’asino macinata grossa, 2 spicchi d’aglio, 1 rametto di rosmarino, 2 foglie di alloro, ½ litro di vino rosso (possibilmente Boca doc), 50 gr. di lardo, 1 noce di burro, 2 cucchiai di olio di oliva, sale, pepe.

Preparazione: Sul tagliere batto il lardo con un coltello pesante. In una casseruola metto il lardo, l’olio, l’aglio un po’ schiacciato con le mani, l’alloro e il rosmarino e li faccio rosolare dolcemente. Una volta dorato tolgo l’aglio, aggiungo la carne con sale e pepe e la cuocio, separandola con i rebbi di una forchetta finchè non si asciuga. Unisco ora, fino a coprire la carne, il vino rosso, quando il vino prende bollore, abbasso il fuoco. Cuocio a fuoco lento per circa 45/60 minuti finché la carne risulti abbastanza asciutta. Aggiusto di sale e pepe e rinfresco con una noce di burro. Dopo aver tolto gli aromi, l’alloro e il rosmarino, servo il tapulone caldo con una fumante polenta.

Il tapulone può essere cucinato, in assenza della carne d’asino, utilizzando carne di cavallo, acquistabile a Borgomanero nelle due macellerie equine: Il Tagliere, Via Rosmini 26, tel. 0322.841891 e Equicarni di Pagani Lorella, Viale Don Minzoni 31, tel. 0322.836307.

PRIMO ITINERARIO

Punto di partenza: Novara, Stazione FS

Punto di arrivo: Barriera Novara Est

Lunghezza: 118 km

Tipo di strada: asfaltata con una sezione di sterrato (5 km)

Note: Itinerario alla scoperta del territorio novarese, tra risaie e colline, castelli e piccoli oratori campestri, cascine e aziende agricole. Possibilità di deviazioni su sterrati.

Usciamo dalla città di Novara verso la campagna in direzione nord, seguendo la SP299 tra risaie e campi di granoturco. Dopo 16 Km, su una curva, nella frazione di Proh, ci appare un Castello che merita una sosta, nonostante sia visitabile solo esternamente, in quanto di proprietà privata. Una lapide murata presso l’ingresso rivela che la fortezza fu eretta nella seconda metà del 1400 come “luogo di delizie” da Francesco Sforza, Duca di Milano, e non con fini militari, poiché nel raggio di 5 km vi erano altri tre castelli importanti e a quell’epoca ben attrezzati per le operazioni difensive o offensive del Ducato Milanese, tra cui il Castello di Briona, che raggiungiamo dopo 3,3 km continuando sulla SP299 e svoltando a destra sulla Via Nazionale, che attraversa il piccolo borgo di Briona. Il castello, in posizione dominante, spicca tra il verde dei boschi, presentandosi come un quadrilatero sormontato da un torrione.

Esisteva già nel 1140, poiché venne citato in un documento. Fu una rocca difensiva dei Visconti e degli Sforza, trasformato in residenza quando, alla fine del XV sec. divenne feudo dei marchesi Torniello. Nel 1864 fu acquistato dal generale Paolo Solaroli, a cui fu conferito, da re Vittorio Emanuele II, il titolo di “marchese di Briona”, titolo passato ai suoi discendenti che ne sono tuttora proprietari. Parte della cascina ottocentesca sul perimetro del castello è stata adibita ad azienda agricola, con annesso agriturismo. Ritorniamo a Proh (3,4 km), alla rotonda a sinistra sulla SP17 fino a Momo (6,9 km), svoltando a sinistra sulla SP229 per far visita all’Oratorio della Santissima Trinità (1,9 km), il cui campanile svetta sulla nostra sinistra (accanto all’Hostaria del Borgo), edificato come oratorio campestre nell’ XI secolo, su un luogo sacro di epoca celtica. Il suo ingresso si presenta sul lato opposto rispetto alla SP229, in quanto all’epoca in cui la chiesa fu costruita, la strada passava davanti alla facciata dell’Oratorio, su un importante crocevia. Fu ampliata nel XV secolo e rivestita da cicli di affreschi, da ricondurre alla bottega dei Fratelli Cagnola. Continuiamo sulla SP229 per 10 Km, alla rotonda svoltiamo a sinistra sulla SP21 che attraversa il centro Fontaneto d’Agogna (1 km), uno dei due paesi in cui si coltiva la famosa Cipolla Bionda di Cureggio e Fontaneto Presidio Slowfood. La chiesa parrocchiale presenta sul lato sud lo Scurolo di Sant’Alessandro Martire, comunemente chiamato “Rotonda di S.Alessandro”, risalente al secolo XIV. L’attuale cupola, datata 1842, richiama nella sua forma quella del Pantheon romano ed è opera dell’architetto Antonelli, lo stesso che progettò la cupola di San Gaudenzio a Novara. La Rotonda fu inaugurata nel 1850, con la traslazione solenne delle reliquie del santo. Proseguiamo sulla SP21 fino a Cureggio (5,3 km), per visitare un piccolo gioiello di arte romanica: il Battistero di San Giovanni Battista, a pianta ottagonale, di fronte alla chiesa parrocchiale. Attualmente non è più in uso; è però possibile ricevere il Sacramento del Battesimo al suo interno, di fronte all’originario fonte battesimale. Attraversiamo a piedi la piazza per raggiungere la Casa della Torre, un edificio del XVI secolo ristrutturato, che ospita il TAM, uno spazio multimediale sul tardo antico e sul Medioevo novarese. Riprendiamo la SP21 per 1,7 km, ove imbocchiamo la SP142 fino alla cittadina di Borgomanero, raggiungendo il piccolo Oratorio di San Leonardo, l’antica chiesa dell’omonimo borgo che fu unito, nel corso del XII secolo, a Burgi Mayneri, dando origine all’attuale città. Nel suo centro storico e in mezzo a un vasto parco ricco di querce secolari e castagni, sorge Villa Marazza, sede della Fondazione Achille Marazza, un benefattore che lasciò i beni di famiglia al Comune di Borgomanero, affinché la sua dimora fosse adibita a biblioteca pubblica e casa di cultura, con un ingente patrimonio di libri, stampe, documenti, pergamene che l’hanno trasformata da residenza nobiliare di campagna in un vero e proprio richiamo culturale per i cittadini e i forestieri. Da Borgomanero ci immettiamo sulla SP84 in direzione sud fino alla località di Bogogno (8,6 km), ove ci concediamo una sosta relax presso la terrazza del Bogogno Golf Resort, con una splendida vista sulla catena del Monte Rosa. Usciti dal Resort svoltiamo a destra sulla SP19 che percorriamo fino nella località di Suno (3,8 km), paese che fa parte delle Città del vino, nel territorio collinare del “medio novarese”, dove visitiamo l’antica Pieve di San Genesio, una chiesa risalente all’XI secolo e che custodisce al suo interno le reliquie del santo, per proseguire sulla SP18, una strada panoramica che attraversa filari di vigneti. Facciamo tappa all’Osservatorio Astronomico Galileo Galilei (4,2 km), imboccando una piccola strada sulla sinistra (vedi cartello) che prosegue su un acciottolato, inerpicandosi in cima a un colle. Ritorniamo quindi sulla SP18 per proseguire fino a Oleggio (8,3 km) dove visitiamo il Museo Civico Archeologico Etnografico, il più grande della provincia di Novava, ove sono raccolti oggetti che riguardavano la vita, le attività casalinghe e rurali e artigianali della vecchia Oleggio. Una preziosa raccolta di oggetti di valore artistico e religioso, ma anche di sapore popolaresco, appartenenti al territorio di Oleggio è custodita nel Museo d’Arte Religiosa “Padre Augusto Mozzetti”, arciprete di Oleggio, che istituì il museo negli anni Settanta. Ci rechiamo all’interno del cimitero del paese, ove sorge la Basilica di San Michele, del 976, che custodisce rari cicli di affreschi romanici ancora visibili nel Nord Italia. Usciamo dal centro di Oleggio prendendo Via Gallarate che percorriamo per 3 Km fino all’Oratorio di S.Eustachio, poi svoltiamo a destra, entrando nel Parco del Ticino nel comune di Bellinzago Novarese, per visitare il Mulino Vecchio, l’unico mulino ad acqua funzionante e in buono stato di conservazione presente nella valle del Ticino. Al suo interno, un centro didattico espone oggetti legati all’attività agricola, mentre nella sala macine, gli antichi macchinari sono tuttora azionati dall’acqua della Roggia Molinara. Nella sala attigua, rimane il forno che il mugnaio utilizzava fino a pochi anni fa. Ritorniamo nel centro del paese, seguendo la strada principale per 9,1 km fino alla Badia di Dulzago, nell’omonima frazione. L’attuale Badia sorse nel XII secolo come un luogo religioso, ma fu anche un importante centro agricolo, poiché i monaci che vi abitarono bonificarono la zona circostante, rendendo i terreni agricoli molto produttivi. Nella Badia si trovavano la chiesa, l’abitazione dell’abate e dei canonici, le case dei coloni e il cimitero. Ogni anno, alla fine di gennaio, si rinnova la “sagra della fagiolata”, con una gran folla di devoti e curiosi. Percorriamo la SS32 per 9 km fino a raggiungere la piccola frazione di Cavagliano, nel cui cimitero si trova il piccolo Oratorio di San Vito, edificato in epoca romanica e rimaneggiato nel XV secolo, le cui pareti interne presentano preziosi affreschi rinascimentali e rare formelle in cotto con decorazioni vegetali. Usciti dall’Oratorio, svoltiamo a destra, all’incrocio a destra, alla rotonda prendiamo la terza uscita sulla SP4A dell’Aeroporto di Cameri, alla seconda rotonda prendiamo la terza uscita su Via S.Paolo della Croce, dritto fino al Supermercato “Coop”, poi giriamo a sinistra in Via Picchetta, addentrandoci nel Parco del Ticino fino al cancello di Villa Picchetta (8 km da Cavagliano), una residenza cinquecentesca appartenuta a una famiglia nobiliare, a cui si attribuiscono diverse opere di bonifica del territorio circostante. L’edificio, che presenta una pianta a “U” con torri angolari e un pregevole tiburio ottagonale al centro, è oggi sede del Parco del Ticino e Lago Maggiore. Ripercorriamo a ritroso Via Picchetta, fino all’incrocio con Via G.Galilei (2,8 km), quindi svoltiamo a sinistra e proseguiamo dritto fino a Galliate (4,2 km) per una visita al Castello Visconteo-Sforzesco, circondato da un ampio fossato e dotato di ponte levatoio. La fortezza, a pianta rettangolare con quattro torrioni angolari, fu fatta edificare nel 1476 dal Duca di Milano Galeazzo Sforza, su una precedente rocca viscontea, quale residenza di caccia per lo svago della corte milanese. Le sale all’interno di due torri ospitano un museo e la Biblioteca Comunale. Da Galliate, raggiungiamo la città di Novara (Barriera Novara Est) percorrendo la SS341 per 8 km.

SECONDO ITINERARIO

Punto di partenza: Novara, Basilica di San Gaudenzio

Punto di arrivo: Novara, Casa Bossi

Lunghezza: 1,2 km

Note: Itinerario nel centro storico di Novara alla scoperta dei principali monumenti.

Iniziamo la scoperta di Novara dalla Basilica di San Gaudenzio, edificata nel punto più alto della città tra il 1577 e il 1690, su progetto di Pellegrino Tibaldi. Il campanile, coi suoi 92 metri, opera di Benedetto Alfieri (zio del poeta Vittorio), ha caratterizzato il panorama del capoluogo fino alla costruzione della cupola, iniziata nel 1844 dall’architetto Alessandro Antonelli, grazie a proventi derivati da una tassa sulla carne, stabilita dal re Carlo Felice di Savoia. Negli oltre 40 anni di cantiere, l’Antonelli presentò diversi piani di costruzione all’amministrazione comunale, sempre più preoccupata dalle ingenti spese. Nel 1878 alla sommità fu posta la statua del Cristo Salvatore, realizzata in bronzo ricoperto di lamine d’oro, per 5 metri di altezza, opera di Pietro Zucchi, attualmente conservata all’interno della basilica, mentre in cima alla cupola è collocata una copia in vetroresina. L’esterno della struttura è scandito da una “geometria dei vuoti e dei pieni” e da due colonnati che contribuiscono a dare maggiore slancio, per un’altezza totale di 126 metri. La genialità dell’Antonelli sta nell’aver ideato un progetto così ambizioso con ben 2046 metri cubi di mattoni in un periodo storico che vedeva il trionfo del ferro, dando un saggio dell’abilità delle maestranze novaresi e della qualità del materiale utilizzato, di provenienza esclusivamente locale. Nel 1887 terminarono i lavori di costruzione della cupola, inaugurata il giorno di San Gaudenzio. Usciamo dalla basilica e svoltiamo a sinistra, sulla via San Gaudenzio, proseguendo dritto fino all’incrocio con Via Fratelli Rosselli, quindi giriamo a sinistra e arriviamo al Broletto (350 metri), i cui edifici disposti a quadrilatero con un cortile centrale, furono edificati tra il XIII e il XVIII secolo. Il lato ovest è occupato dal quattrocentesco Palazzo dei Referendari. Al suo interno facciamo visita ai Musei Civici, che comprendono una sezione archeologica, con reperti rinvenuti nel territorio novarese a partire dall’età neolitica fino all’epoca longobarda, e da una sezione storico-artistica, con opere che vanno dal XIII secolo al Novecento, documentando la produzione artistica della zona. Nello stesso palazzo, la Galleria d’Arte Moderna Paolo e Adele Giannoni, donata al comune da Alfredo Giannoni negli anni Trenta, comprende più di 800 opere di pittori italiani degli ultimi due secoli. Usciamo dal Broletto, dal lato di Piazza della Repubblica per dirigerci verso il lungo colonnato antistante al Duomo o Cattedrale di Santa Maria Assunta, un grandioso edificio neoclassico, realizzato nella seconda metà dell’Ottocento dall’Antonelli nel sito in cui sorgeva l’antica cattedrale romanica, di cui rimane il campanile, che fu abbattuta per far posto alla nuova chiesa. Il grandioso portale centrale è considerato tra i più alti d’Europa. L’interno è scandito in tre navate divise da colonne in stucco marezzato color giallo-ocra coronate da capitelli corinzi. L’altare, opera dello stesso architetto, è costituito da 377 blocchi di marmo proveniente da Verona, Carrara e Varallo. Nell’ala est della cattedrale visitiamo i Musei della Canonica, in cui trovano spazio opere provenienti dall’antica Cattedrale e dal Battistero, arredi sacri, codici miniati, statue e collezioni numismatiche provenienti dalle chiese del territorio. Antistante al Duomo troviamo il Battistero paleocristiano, monumento più antico della città, a pianta ottagonale e che conserva al suo interno i resti della primitiva vasca battesimale. Usciamo dal colonnato della Cattedrale su Piazza della Repubblica e svoltiamo a sinistra su Via Fratelli Rosselli, ancora sinistra su Piazza Martiri della Libertà, per entrare nel Castello Visconteo-Sforzesco (300 metri), sorto nel 1272 sulle antiche mura romane e passato poi alla famiglia dei Visconti e degli Sforza. Di quell’epoca rimane solo la cosiddetta Rocchetta, una torre all’angolo nord-ovest e lo stemma visconteo sopra l’arco d’ingresso. Nel Cinquecento perse la sua funzione militare, fino a essere trasformato in luogo di passeggio pubblico durante il periodo sabaudo, mentre in quello napoleonico fu riadattato in carcere, il che comportò un danneggiamento della struttura. Tra i vari detenuti è da ricordare Claretta Petacci, amante di Mussolini. Nel 1973, il castello passò all’amministrazione municipale, poi al Corpo Forestale. Dopo molti anni di inutilizzo, fu avviato un lungo intervento di restauro, durante il quale fu costruita ex-novo una torre non presente in origine, fatto che sollevò non poche polemiche. L’edificio, circondato su tre lati dai giardini pubblici, fu riaperto nel 2016. Usciamo dal Castello e svoltiamo a sinistra su Baluardo Quintino Sella, che percorriamo per 500 metri fino a Casa Bossi, uno dei migliori esempi di architettura civile dell’Ottocento, restaurata su progetto dell’Antonelli. Il carattere nobile del palazzo si mostra nella disposizione degli spazi e degli ambienti espressamente di rappresentanza, compresi i giardini e le scuderie. Fu abitato da personaggi di caratura internazionale, tra cui il “pittore della luce” Antonio Calderara, l’architetto Luigi Vietti e lo scrittore Sebastiano Vassalli.

INFO UTILI

Durata: 3 giorni
Prezzo: 250 – 300 Euro escluso il viaggio
Quando: tutto l’anno
Come arrivare

In auto: da Torino A4 uscita Novara; da Milano Torino-Milano all’altezza dello svincolo AOL Sacco in direzione Torino, oppure Tangenziale Ovest e all’altezza di Cerchiate prendere direzione Torino. In treno: la stazione di Novara è collegata con le linee: Torino-Novara-Milano, Alessandria-Novara, Novara-Saronno. In pullman: Linee: Novara-Arona / Novara-Borgomanero / Novara-Cilavegna / Novara-Domodossola / Novara-Mortara / Novara-Vercelli / Novara-Vergiate / Novara-Malpensa, www.stnnet.it. In aereo: si può scegliere di fare scalo all’aeroporto di Torino Caselle, a Milano Malpensa o a Linate.

Dove dormire

Hotel Cavour, Via S. Francesco d’Assisi 6, Novara, tel. 0321.659889, www.hotelcavournovara.com, in un prestigioso palazzo d’epoca di fronte alla stazione ferroviaria, a pochi passi dal centro storico, il fascino della  Novara “sabauda” in un ambiente moderno, accogliente all’insegna del comfort, con parcheggio interno. La Capuccina, Strada Cappuccina 7, Cureggio, tel. 0322.839930, www.lacapuccina.it, ambiente raffinato in una cascina cinquecentesca ristrutturata con gusto. Corte Langosco, Località Cascina Picchetta 95, Cameri, tel. 0321.616076/ 331.5271659, www.cortelangosco.it, nel cortile di Villa Picchetta, una tenuta del XVI secolo nella Valle del Ticino, nasce da una grande passione per il restauro conservativo e per recupero di un passato che qui si svela attraverso il profumo dei ricordi, antichi arredi e suppellettili raccolti nei molteplici viaggi. Camere climatizzate, connessione WiFi gratuita e, ogni mattina, una colazione fatta in casa. Corte 22, Via Don Giovanni Bosco 22, Borgomanero, tel. 0322.846266, www.corte22.it, camere luminose e ben curate in un immobile del 1800 a due passi dal centro storico; la struttura fornisce gratuitamente un parcheggio privato e l’uso di biciclette per esplorare la zona circostante. Bogogno Golf Resort, Via Sant’Isidoro 1, Bogogno, tel. 0322.1958058, www.bogognogolfresort.com, struttura ecosostenibile a basso impatto ambientale con una splendida vista sulla catena del Monte Rosa: 50 camere, alcune con terrazza privata, si affacciano direttamente sulla buca 18 del percorso Bonora o sulle piscine del Golf Club. Area relax, comprensiva di lounge bar, solarium, putting green in erba sintetica e fitness center. Agriturismo Vignarello, Via Barbavara 2, Tornaco (fraz. Vignarello), tel. 0321.846606, www.vignarello.com, in un cascinale tipico della pianura lombardo-piemontese della fine dell’800, all’interno di una fattoria che produce marmellate e succhi di frutta, eleganti camere climatizzate con balcone e connessione WiFi gratuita, ambiente rustico,  ma confortevole ed elegante.

Novarese, popoli di origine celtica hanno abitato questo territorio, cuore di un antico mondo contadino, perduto ma non del tutto,che sopravvive...
Corte Langosco, Cameri
Dove mangiare

La locanda delle due suocere, Corso Trieste 42, Novara, tel. 0321.032310, le suocere Lucia e Maria sono l’anima della locanda e propongono piatti legati alla tradizione in un ambiente semplice e familiare. Osteria del ciclista, Via Rosmini 34, Borgomanero, tel. 0322.81649, piatti tradizionali in un’atmosfera accogliente; consigliato il tapulone, tipico piatto di carne di cavallo con polenta, verza e patate. Osteria Cascina Picchetta, Via Picchetta 97, Cameri, tel. 0321.517481, www.cascinapicchetta.it, cucina tipica, immersi nel Parco del Ticino. Ristorante La Quercia, Loc. Valle Ticino, Cameri, tel. 331.3129072, cannelloni di Cameri, cucina tipica sulle sponde del fiume. Cannavacciuolo Cafè & Bistrot, Piazza Martiri della Libertà 1, tel. 0321.612109, www.cannavacciuolobistrot.it, esperienza stellata con menù ricchi di tradizione. La locanda, Via De Amicis 17, Cameri, tel. 392.1745486,  www.lalocandacameri.com, cucina creativa e contemporanea che presta grande attenzione alla qualità delle materie, rivisitando i piatti della tradizione. Osteria San Giulio, Via Dulzago, Badia di Dulzago, fraz. Bellinzago Novarese, tel. 0321.98101, www.osteriasangiulio.it, cucina contadina fatta di sapori antichi, ricette tramandate dalle anziane massaie. Agriturismo Vignarello, Via Barbavara 2, Tornaco (fraz. Vignarello), tel. 0321.846606, www.vignarello.com, menu ricco e raffinato a km 0, con prodotti dell’agriturismo o di altre aziende agricole del territorio.

Dove comprare

Biscottificio Camporelli, Vicolo Monte Ariolo 3, Novara, tel. 0321.620689, www.camporelli1852.it, bottega artigiana a conduzione familiare confeziona dal 1852 biscotti di diversi tipi, tra cui i celebri Biscottini di Novara e il Pane di San Gaudenzio. Gorgonzola Angelo Baruffaldi 1874, Via Roma 32, Castellazzo Novarese. tel. 0321.83717, www.eredibaruffaldi.com, gorgonzola, mascarpone, taleggio, tome, fontal, crescenza, buon di capra, primosale, robiola. Latteria di Cameri, Via per Novara 67, tel. 0321.519553, il gorgonzola come una volta, dal 1914. Cascina Fornace di Rizzotti Fabrizio, Cascina Fornace, Vespolate, 389.4884108, www.risorizzotti.com, riso Carnaroli, riso di razza 77, Magnus, Carnaroli Gran Riserva, Artiglio, Nerone, Roma, Integrale, farina di riso. Azienda Agricola Cremona Renzo, Gianpiero e Sergio, Cascina Caccia, Borgolavezzaro, tel. 349.8514137 – 338.4410258, riso di razza 77 e di altre qualità. Pasticceria Agabio, Corso Garibaldi 42, Borgomanero, tel. 0322.81433, Brutti ma Buoni, Ossa da Mordere, dal 1974. Azienda Agricola Maurizia di F.lli Bertoldo, SP14 Briona, latte fresco. Azienda Agricola Rita Sala, Via Alcarotti 3, Novara, tel. 347.6084769, www.aziendaagricolasala.it, zafferano e legumi. Apicoltura Apostolo Carla, Via Gallarate 33, Oleggio, tel. 0321.91100, miele. Eraldo Teruggi, Presidente Pro Loco Fontaneto d’Agogna, tel. 335.7291284, cipolla bionda di Cureggio e Fontaneto – Presidio Slowfood. La Tresca-Birrificio Artigianale, Via Novara 123, Suno, tel.0322.85248, www.birralatresca.it, birra bionda ad alta e a bassa fermentazione, birra rossa, Cloe e Lupalis ad alta fermentazione. Azienda agricola Francesco Brigatti, Via Olmi 31, Suno, tel. 0322.85037, www.vinibrigatti.com, vini rossi (Ghemme, Mötziflon, Mötfrei, Maria, Selvalunga, Campazzi) e vini bianchi (Mottobello).

Da non perdere

Salita sulla Cupola di San Gaudenzio a Novara. Primo step in ascensore dal campanile, si prosegue a piedi fino alla Sala del Compasso, in cui si trova il compasso con cui l’Antonelli preparava le dime per la costruzione della cupola. La salita prosegue fino alla parte panoramica all’aperto, a 45 metri di altezza. € 5,00, ridotto € 3,00, prenotazione obbligatoria contattare ATL Novara tel. 0321.394059.

Cosa vedere

Novara: Basilica e Cupola di San Gaudenzio, Via Gaugenzio Ferrari 13, tel. 0321.394059. Musei Civici e Galleria d’Arte Moderna Paolo e Adele Giannoni, Broletto di Novara, Via Fratelli Rosselli 20, tel. 0321.3702770, www.brolettodinovara.it. Palazzo Natta, Piazza Giacomo Matteotti. Museo della Canonica, Vicolo della Canonica 9, tel. 0321.1813531, www.museiduomonovara.it. Duomo di Santa Maria Assunta e Battistero, Piazza della Repubblica, tel. 0321.661661, www.diocesinovara.it. Borgolavezzaro: Cascina Caccia, lungo la strada che conduce a Nicorvo. Galliate: Castello Visconteo-Sforzesco, Piazza Vittorio Veneto, per prenotazioni visite tel. 0321.800761. Chiesa Parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo, Piazza Vittorio Veneto, tel. 0321.861527. Santuario del Varallino, Via Varallino, tel. 0321.861527, aperto sabato pomeriggio. Cameri: Chiesa Parrocchiale di San Michele, Via San Francesco d’Assisi 9, tel. 0321.519861, www.oratoriocameri.net. Oratorio di San Giuseppe, Via San Giuseppe/ Via Matteotti, tel. 0321.511611. Villa Picchetta, Via Picchetta, www.parcoticinolagomaggiore.it www.fondoambiente.it. Bellinzago: Chiesa Parrocchiale, Via della Libertà, tel. 0321.98027, www.parrocchiabellinzago.it. Asilo De Medici Antonelli, Via De Medici 14, tel. 0321.98130, www.asilomedicibellinzago.it. Mulino Vecchio, Roggia Molinara – Valle del Ticino, per visite tel. 0321.924710. Badia di Dulzago, Fraz. Badia di Dulzago SP 102, tel. 0321.985469, sempre aperta, ingresso gratuito, www.badiadidulzago.it. Oratorio di San Vito, Strada del Molino, Fraz. Cavagliano, tel. 0321.98027. Oleggio: Torre Bagliotti, Piazza Martiri della Libertà 32 (temporaneamente chiusa). Palazzo Bellini, Piazza Martiri della Libertà 10. Chiesa Parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo, Piazza Bertotti, 2, tel. 0321.231504. Museo Civico Etnografico Archeologico, Vicolo Chiesa 1, tel. 0321.91429, www.museo.comune.oleggio.no.it. Museo d’Arte Religiosa “Padre Augusto Mozzetti”, Piazza Bertotti 1, tel. 320.1148019 – 349.1537792. Antica Pieve di San Michele, Viale della Rimembranza, all’interno del cimitero di Oleggio. Mezzomerico: Chiesa Parrocchiale dei Santi Giacomo e Filippo, Via Chiesa, 20, tel. 0321.97088, www.comune.mezzomerico.no.it. Oratorio della Maddalena, Via Cavour, 2. Palazzo Visconti, Via Santa Maria 10, tel. 0321.976629. Suno: Parrocchiale della Santissima Trinità, Piazza XIV Dicembre, tel. 0322.85021. Antica Pieve di San Genesio, Via Pieve 6, non visitabile all’interno. Osservatorio Astronomico, Strada Osservatorio, Località Motto Zufolone, tel. 348.776 5220, https://osservatoriogalilei.com. Bogogno: Oratorio di Santa Maria in Valle, Agrate Conturbia. Oratorio di San Giacomo, fuori dall’abitato del paese, lungo la strada che porta a Veruno. Chiesa Parrocchiale di Sant’Agnese, Via Mons. Nobile 2, tel. 0322.85021. Borgomanero: Collegiata di San Bartolomeo, Piazza Martiri 1, tel. 0322.81897.Oratorio di San Leonardo, Viale Don Minzoni, per visite guidate tel. 335.5388824. Villa Marazza, Viale Marazza 5, tel. 0322.81485, www.fondazionemarazza.it. Cureggio: Pieve di Santa Maria Assunta e Battistero, www.comune.cureggio.no.it. TAM – Spazio Multimediale sul Tardo Antico e il Medioevo Novarese, Casa della Torre, Piazza Cesare Battisti 11, tel. 0322.839100. Fontaneto d’Agogna: Parrocchiale e Scurolo di Sant’Alessandro Martire, Piazza Conciliazione, tel. 0322.1951195. Momo: Oratorio della Santissima Trinità, SP229, visitabile da aprile a settembre la domenica pomeriggio ore 15-18. Per aperture su prenotazione contattare Liliana Bianchi 335.8226736.

Esperienze

Passeggiate a cavallo all’interno del Parco del Ticino, monta inglese e americana, lezioni di equitazione. Contattare Holly Sloan 393.7282964, Centro Ippico La Connemara, Via Picchetta, Cameri. 

Noleggio bici

Bikextreme, Via Oxilia 2/A, Novara, tel. 0321.033990/ 393.2477774, www.bikextreme.net.

Indirizzi utili

ATL Novara/ IAT, Piazza; Martiri della Libertà 3 – c/o Castello Visconteo-Sforzesco; tel.0321.394059. www.turismonovara.it

Mappe e tracciati GPX

Mappe della città di Novara e del territorio circostante distribuite dall’ATL c/o Castello Visconteo-Sforzesco. Mappe e tracciati GPX per itinerari cicloturistico scaricabili su www.turismonovara.it.

Bibliografia

Le storie della risaia di Dante Graziosi. Interlinea Editore. Gli aironi volano ancora di Giuseppe Vico. Albatros Editore.

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Cascinale nella Bassa Novarese

Testo: ©Scilla Nascimbene

Foto: ©Matteo Marinelli & ©Scilla Nascimbene

In collaborazione con ITINERARI e luoghi, n°284 – ottobre 2020.

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In copertina la Rocchetta di Proh. Foto di Scilla Nascimbene.

Itinerari e Luoghi

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RINGRAZIAMO

La Redazione di ITINERARI E LUOGHI -EDITORIALE C&C

Maria Rosa Fagnoni e Paola Colombo – ATL Novara
 
Francesco Valsesia – ASSESSORE TURISMO E CULTURA, BORGOMANERO
 
Carlo Panizza – PRESIDENTE ANTICA CONSUNTARIJA DAL TAPULON
 
Lidio Duella – PASTICCERIA AGABIO, BORGOMANERO 
 
Giuliano Pacileo – SINDACO DI CAMERI
 
Lorenzo Crola – ORATORIO DELLA SANTISSIMA TRINITÀ,  MOMO
 
Ambrogio Fasola – BISCOTTIFICIO CAMPORELLI, NOVARA
 
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Jacopo Colombo – MUSEO ETNOGRAFICO, OLEGGIO 
 
Eraldo Teruggi – PRO LOCO FONTANETO D’AGOGNA 
 
Fabrizio e Luca Rizzotti  – AZIENDA AGRICOLA RIZZOTTI, VESPOLATE
 
Domenico Bernascone – CASCINA CACCIA, BORGOLAVEZZARO
 
Simona Cerri e Oscar Temporiti – AZIENDA AGRICOLA ALLE CASCINE, FONTANETO D’AGOGNA 
 
Francesco Brigatti – AZIENDA AGRICOLA FRANCESCO BRIGATTI, SUNO
 
Maria Rosaria Ottolini – CASTELLO VISCONTEO – SFORZESCO, GALLIATE 
 
Angela Guglielmetti – BATTISTERO DI CUREGGIO e TAM
 
Gianni Grossini e Maurizio Frattini  – BIRRERIA LA TRESCA, SUNO
 
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Luca Bresciani e Azzurra Tomasino – PARCO TICINO LAGO MAGGIORE
 
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Tiziano Godio – TRATTORIA DEL CICLISTA, BORGOMANERO 
 
Paolo Baruffaldi – GORGONZOLA ANGELO BARUFFALDI, CASTELLAZZO NOVARESE 
 
Lino Perroni – A.I.B. BELLINZAGO NOVARESE
 
Holly Sloan – CENTRO IPPICO LA CONNEMARA, CAMERI
 
Tiziano Capello – BOGOGNO GOLF RESORT 

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