Dayafter
EXPERIENCELAND – QUANDO IL RACCONTO NASCE DALLA VITA REALE
Ci sono storie che per prendere forma hanno bisogno di tempo; si stratificano, cambiano direzione, si modellano. Solo dopo, riguardandole da lontano, si capisce che seguivano un’unica traiettoria.
UN ANNO CON IL GRENADIER – OLTRE IL TEST, DENTRO IL VIAGGIO
Negli ultimi mesi, il lavoro costruito attorno al Grenadier ha seguito proprio questo percorso: non una serie di soliti test, ma una sequenza di esperienze diverse, legate da un’idea comune di movimento, esplorazione, adattamento e di scoperta del mezzo.
I nostri racconti su Le vie d’alta quota sono state solo l’inizio.
PIEMONTE – VALLE D’AOSTA
Lì il racconto si è fatto essenziale: salire, attraversare, osservare. Strade che diventano tracce, tracce che si perdono all’orizzonte. Il silenzio delle montagne, la luce che cambia rapidamente, la sensazione costante di essere ospiti in un ambiente che non si lascia mai davvero addomesticare.
Ma per la nostra idea, o progetto come si usa dire spesso, non bastava, dovevamo andare altrove.
C’è stato il lato più concreto e progettuale, quello dell’overland, dove il Grenadier è diventato una piattaforma da costruire. Non più solo mezzo di trasporto, ma spazio da abitare. La camperizzazione ha raccontato un altro tipo di viaggio: non quello che attraversa, ma quello che resta. Un modo diverso di stare nei luoghi, più lento, più autonomo, dove ogni scelta tecnica diventa una scelta di vita e che rilascia una sensazione di partecipazione più ampia.
Poi è arrivato il confronto.
Due Grenadier, due visioni opposte e complementari: uno essenziale, reversibile, pronto a cambiare pelle; l’altro più radicale, trasformato in una vera casa su ruote. Non una sfida, ma una riflessione sull’identità. Quanto può cambiare un mezzo senza perdere sé stesso? E soprattutto: quando un veicolo smette di essere strumento e diventa spazio?
E ancora prima, il racconto era passato anche attraverso il test puro, quello più vicino alla tradizione automotive: il contatto diretto con la meccanica, con le sue logiche semplici e robuste — telaio a longheroni, ponti rigidi, differenziali veri. Un approccio che oggi appare quasi controcorrente, ma che proprio per questo restituisce una sensazione di concretezza difficile da replicare.
Infine, il filo più sottile: quello del viaggio come percezione.
NO BOUNDARIES
In alcuni itinerari il paesaggio non è stato solo sfondo, ma elemento attivo del racconto. Le montagne viste come un sistema vivo, capace di cambiare significato a seconda dello sguardo. Attraversarle non significa solo percorrerle, ma imparare a leggerle, curva dopo curva, quota dopo quota.
È in questo intreccio, che include te, il luogo e il mezzo, che prende forma il senso complessivo del lavoro: non una celebrazione del mezzo, ma una ricerca sul modo di raccontare l’esperienza. Perché alla fine il punto non è cosa si guida, ma cosa si attraversa, quello che il luogo restituisce e quello che ci rimane dentro.
Non ci siamo potuti far mancare l’esperienza nel deserto. Il viaggio in Tunisia ha portato il racconto fuori da qualsiasi riferimento conosciuto: dieci giorni nel Grand Erg tunisino con il Grenadier, tra dune, navigazione e autonomia totale. Un ambiente dove non esistono alternative, dove ogni scelta pesa e ogni errore si amplifica. Qui l’attenzione torna a essere massima, prende forma, diventa un altro te.
Nel deserto l’attrezzatura, la preparazione e l’abilità diventano parte integrante del racconto, non semplici strumenti. In contesti così, l’affidabilità smette di essere una caratteristica tecnica e diventa una condizione necessaria. È probabilmente in questo passaggio che il senso del lavoro che facciamo diventa più chiaro: prima vivere ed esplorare l’esperienza e poi raccontarla.
Tutto questo percorso, che abbiamo condiviso con l’Ineos Grenadier, ha trovato poi una naturale continuità anche negli eventi sportivi.
All’inizio del 2026, il percorso si è incrociato con gli SCARPA Ice Days, tra gli appuntamenti più significativi dedicati agli sport alpini invernali. Non una competizione, ma un momento di convergenza tra professionisti e appassionati: oltre sessanta atleti, guide alpine, workshop tecnici, attività distribuite tra Selva di Cadore, Santa Fosca e la Val Fiorentina.
Per tre giorni la montagna è tornata a essere vissuta per quello che rappresenta: un ambiente con cui confrontarsi, non solo da osservare, tra workshop tecnici, uscite su ghiaccio e neve e gruppi organizzati per livello. In questo contesto, anche la presenza del Grenadier ha trovato una collocazione coerente. Non come elemento centrale, ma come parte di un sistema più ampio: supporto agli spostamenti, strumento logistico, mezzo che permette ad altri di arrivare dove devono essere.
Un ruolo meno visibile, ma forse più significativo che, dopo mesi di racconti, test, trasformazioni e viaggi, fa emergere una direzione chiara: togliere il superfluo, restare aderenti ai luoghi, evitare la tentazione di trasformare tutto in esposizione.
La possibilità di raccontare senza forzare.
Perché in qualsiasi luogo ti trovi, così come nel racconto, funziona ciò che è essenziale. E così abbiamo aperto e chiuso un cerchio, con l’intento ora di allargarne il raggio. Le stesse basi, esperienza, adattamento ed essenzialità verranno portate in contesti nuovi e reali, perché il racconto, se vuole restare credibile, deve partire dalla realtà e restarci. E su queste basi trasformeremo di nuovo il Grenadier e noi con esso, mantenendo la direzione, ma aumentando la consapevolezza.
RINGRAZIO IL TEAM R.T. EARTH CHE STA COLLABORANDO IN QUESTO PROGETTO:
Matteo Marinelli: Art Director / Fotografia / Driver – Gianluca Vittori: Autore / Giornalista
Gaia Capone: Video / Fotografia – Francesco Bruciamonti: Fotografia
© R.T.Earth. All Right Reserved.
PARTNER


