Dayafter

by HERERO EXPEDITION

Tunisia aprile 2025: un nuovo obiettivo e un nuovo traguardo, per capire e per comprendere al meglio cosa serve per viaggiare nel deserto; è questo lo scopo di questo viaggio. Sicuramente la formula migliore parte dalle persone con cui affronti questo tipo di avventure, per affrontare i lunghi giorni nel deserto, ma soprattutto gli imprevisti che possono accadere in questi tipi di viaggi.

Tunisia Aprile 2025

QUARTO CAPITOLO

Ed eccoci qui, seduti sul ponte esterno del traghetto a raccontare esperienze di viaggi precedenti e fare una partita a carte con il gruppo con cui abbiamo intrapreso questa nuova esperienza. Da subito si crea una bella sintonia, una bella atmosfera, rilassata, divertente e piena di piacevoli risate. La lunga, noiosa e obbligata tratta di navigazione passa così più velocemente. Così come le pratiche doganali, complice il fatto di essere stati tra i primi a sbarcare. Ad attenderci fuori dal porto sono le nostre guide Fabio ed Eva di SEALAND ADVENTURE, il tuor operator a cui abbiamo affidato i nostri viaggi tra le sabbie sahariane in questi ultimi due anni. Dopo i saluti e le presentazioni dei nuovi partecipanti al viaggio, ci siamo diretti velocemente verso Hammamet per trascorrere la serata e la prima notte in hotel.

TUNISIA

VERSO LE DUNE

Sveglia di buon ora, inizia il nostro trasferimento che ci porterà sulla sabbia. Il primo giorno forse è sempre il più lungo. Il desiderio di iniziare a solcare il Grand Erg, di immergersi per qualche giorno nella vastità di questo angolo di sahara e godere del silenzio della notte fa sembrare questi trasferimenti eterni, anche se lungo il tragitto ci sono luoghi e curiosità da visitare per spezzare il viaggio.

Come ci è già successo, passando da Matmata, abbiamo la possibilità di visitare e fare un piccolo spuntino in una tipica abitazione troglodita, quelle che vi abbiamo mostrato nel viaggio di un anno fa interamente scavate nella roccia. Ad attenderci un bicchiere di té e del pane appena fatto, servito con del miele. Questa volta però due partecipanti, Sara e Maurizio, sono stati protagonisti in un divertente sipario indossando gli abiti tipici creando un momento di puro divertimento.

Riprendiamo la marcia in direzione Ksar Ghilane dove passeremo la prima notte. Una volta giunti all’oasi alle porte del deserto, il desiderio di calpestare la sabbia ci ha condotto al fortino di epoca romana per iniziare a respirare l’atmosfera, atmosfera ancor più onirica dovuta da un tramonto meraviglioso sulla via del ritorno.

ZMELA

Lasciamo Ksar Ghilane alle spalle, finalmente abbandoniamo l’asfalto entrando nella pista che ci porta ai piedi delle creste di Zmela. Come sempre Fabio spiega le nozioni di guida sulla sabbia per chi è alla prima esperienza e stabilisce l’ordine di marcia di ogni veicolo che si avrà per i giorni a seguire nel deserto. Il tempo di fare qualche considerazione e qualche foto e si parte per Ain Oudette, meta di questo viaggio.

Si viaggia bene e il gruppo è fluido; inevitabile qualche insabbiamento ma ben gestito dai protagonisti, anche se dopo poche ore di guida e qualche chilometro tra le dune la rottura della coppa dell’olio di Riccardo ci ha costretti alla riparazione sul campo. Un lavoro lungo, ma un lavoro di squadra meraviglioso ha fatto si che un danno abbastanza grave si potesse risolvere con i giusti attrezzi. Ognuno ha risolto una porzione di riparazione dagli attrezzi, all’alluminio liquido, e già che c’eravamo qualcuno ha cucinato qualcosa e abbiamo pranzato.

IL PRIMO CAMPO

Direzione sud, più cauti e meno veloci (anche per valutare che la riparazione tenesse). Nel tardo pomeriggio raggiungiamo la location giusta tra un promontorio e un cordone di sabbia, in lontananza delle formazioni rocciose ci ricordano la sagoma del Gran Dekanis. Il tramonto ci avvolge, la giornata è stata eterna e la cena è il modo per scaricare la tensione, rivivere i momenti salienti e alleggerirsi. La stanchezza si fa sentire e ci si corica presto; resto ancora a osservare il cielo, un’infinito ipnotico, che fa fermare il tempo, ma alla fine dopo tanta strada la branda è la cosa più comoda della giornata.

LA TUNISIA È COSÌ

Il giorno ti affascina e la notte ti ammalia, il silenzio ti conquista; è un mix di emozioni nella voglia di scoprire e nel desiderio di addentrarsi senza sapere i suoi segreti, ma che ti ridimensiona appena sbagli. Quindi la cosa migliore è seguire le nostre guide locali, Amour e Saber, e i giornalieri cosigli di Fabio e di chi ha esperienza. Passiamo il secondo giorno girovagando tra le dune e piccoli tratti di piaste sabbiose ci conducono alle porte del Dekanis. L’indomani sveglia presto, colazione con pane appena fatto dalle nostre guide e via lungo un breve tratto di pista rocciosa; questa volta un rumore sospetto arriva dall’auto di Daniele, un cigolio, e preventivamente decidiamo di lasciarla lì e proseguire la tappa verso Ain Oudette per il pranzo e recuperare il veicolo sulla via del ritorno.

Troviamo l’oasi con meno acqua rispetto all’ultima volta, ma decisamente con più arbusti e piante verdissime. Passiamo lì alcune ore per il pranzo e un po’ di relax nelle acque sorgive col pensiero a cosa possa avere l’auto di Dani e se sarà possibile ripararla. Percorriamo spediti la pista a ritroso per recuperare l’auto e cautamente iniziamo il rientro verso casa, anche se la strada è ancora tanta.

Ma sulla via troviamo una discesa perfetta per Davide.

Tunisia Aprile 2025

INCONTRI

Alla fine arriviamo a fare campo in un posto meraviglioso con la vista su Gour El Klab, una delle tante formazioni rocciose trapezioidali che sbucano dalla sabbia, illuminato dalle calde luci del tramonto. Intorno a noi un sacco di tracce animali, probabilmente Fennec (una piccola volpe, ovviamente, color sabbia), e se c’è un predatore c’è anche da mangiare; si riescono a distinguere anche tracce di gerbilli e insetti.

Purtroppo non siamo riusciti a trovare e tantomeno a fotografare nulla di tutto ciò, solo scorpioni e post mortem un ragno cammello, forse la zona era troppo affollata per coesistere nella notte; Amour non perdona. Cautamente rientriamo nelle tende per l’ultima notte nel cuore della Tunisia.

Lasciamo l’ultimo campo direzione nord, passando da Elmida e a pochi chilometri dai pozzi d’acqua che l’auto di Daniele lo abbandona, ma non si sa se un’intuizione, una premonizione o un culo esagerato Daniele aveva con sè il tendicinghia che si era inchiodato, anche questa volta il lavoro di gruppo ha risolto con semplicità il problema. Breve sosta al Cafè di Elmida nel suo ultimo giorno di apertura e si torna verso Zmela per aproffitare del campo tendato e dei suoi confort.

SONO I VIAGGIATORI A FARE LA DIFFERENZA

CHENINI e MATMATA

Un mix di asfalto e piste poco battute ci hanno condotto a Chenini, perfettamente mimetizzata in cima a due promontori, ricca di storie e di leggende. La Chenini antica fu eretta nel XII secolo come villaggio/granaio fortificato tra due picchi, per difendersi e difendere il prezioso grano dagli attacchi dei predoni, con la particolarità che ancora oggi alcune strutture vengono tutt’ora utilizzate per immagazzinare questo bene prezioso e per servire la popolazione della valle sottostante. Questa volta siamo riusciti a visitare questi granai e delle curiosità messe in vendita lungo il sentiero, come le chiavi originali dei portoni storici di alcuni edifici in rovina e delle anfore per il trasporto di acqua o olio.

A Chenini si trova anche la meravigliosa Moschea dei Sette Dormienti, incastonata tra i due picchi e a poco sotto nella valle si vede il cimitero berbero. La moschea è dedicata a sette cristiani di Efeso, martirizzati proprio in questo luogo e divenuti poi santi dell’Islam e protagonisti di molti racconti islamici e ricordati anche nel Corano.

La moschea è anche il punto migliore dal quale godere della vista sulla valle, in realtà quella che oggi chiamiamo valle è il fondale di un atico mare, del quale restano i segni indelebili dell’erosione causata dall’acqua. L’ultima curiosità su Chenini riguarda la sua morfologia vista da un particolare punto che rispecchia la siluette di un cammello (2 gobbe) accovacciato con la testa che punta esattamente nella direzione della Mecca.

Lultima notte la trascorriamo a Matmata, quasi un rito ormai, che è stata tre volte su quattro l’ultima notte passata in Tunisia e di facile arrivo ogni volta dai differenti itinerari intrapresi.

ULTIMA TAPPA VERSO TUNISI

Partecipanti ammutinati – Andiamo al mare? L’ultima richiesta sulla strada del rientro fatta a Fabio.

Fabio – sì ok (non convinto) ma dobbiamo partire presto.

Ammutinati – sì sì nessun problema partiamo già col costume.

Fabio – perfetto andremo al mare.

ARRIVO AL MARE

Pioggia, vento e una brezza alpina. Fabio non voleva andare al mare, bisogna dare sempre retta alla guida.

Sta di fatto che il rientro in nave verso casa dà modo di passare le ultime ore con quelli che diventeranno amici, o che si manterranno dei rapporti per altri viaggi, o che non ci si rivedrà mai più; di fatto in ogni viaggio si creano legami, ma devo dire che un gruppo così era perfetto per questo.

CREARE RICORDI DI VIAGGIO

Testo/Foto: ©Matteo Marinelli

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Ringraziamo i Tour Operator per la logistica e l’assistenza nei percorsi: